PIL Paura dell’Integrazione Liberista.

Ecco ci risiamo. Io non sono la persona più adatta per parlare di politiche d’integrazione monetaria ma cercherò di andare per ordine per comprendere questa nebulosa situazione che ci avvolge. Mi chiedo quanto di credibile c’è in quello che il M5S sostiene caldamente riguardo il “Decreto Banca d’Italia“. Nel gran caos organizzato del Movimento sull’affare Imu – Bankitalia – Boldrini – Di Battista – Bignardi – Sofri – Augias – Fazio, nell’horror vacui della civiltà telematica si è persa ancora una volta di vista la vera questione: cosa rappresenta davvero il decreto IMU – Bankitalia? Cosa dice?

Partiamo dalle questioni tecniche e di regolamento: potremo pensare che è una pessima scelta, in perfetta linea con i governi precedenti, quella di unificare due o più questioni in un decreto unico. La scelta di arrivare all’ultimo giorno e usare meccanismi quantomeno irrituali per arrivare a votazione non è di certo una scelta di qualità ma così è andata. Ma cosa dice il decreto Bankitalia in soldoni? Il decreto ricapitalizza il capitale sociale della Banca D’Italia portandolo da 156 mila euro a 7.5 miliardi. Perché? Il primo motivo è abbastanza semplice: dopo la crisi, gli istituti di credito italiani si sono trovati sull’orlo del fallimento.

Quando è accaduto negli Stati Uniti e altrove, i governi centrali hanno evitato il disastro rifinanziando le banche, anche perché queste detenevano e detengono grossi capitali di titoli pubblici. Con la Banca d’Italia si è fatta la stessa cosa. Per certezza dell’informazione leggiamo l’articolo 39 dello statuto della Banca d’Italia: “Gli Utili netti vengono per il resto distribuiti come segue. Il 20% degli utili netti conseguiti deve essere accantonato al fondo di riserva ordinaria. Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi. La restante somma è devoluta allo Stato”.

Com’era composta la compagine azionaria dell’istituto fino a oggi? Intesa Sanpaolo ne possedeva il 27,3%, Unicredit il 19,1%, Generali il 3,3% e così via. Il decreto mira a ridurre le quote massime di partecipazione al 3%. Perciò tutti quelli che ne possiedono in eccedenza dovranno vendere le quote. La preoccupazione sta nel fatto che la stessa Bankitalia debba acquistare in un secondo momento queste quote in eccedenza utilizzando i soldi dei contribuenti, trasferendo così denaro verso gli istituti più importanti, ovvero Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Il problema è che il decreto intanto riequilibra posizioni che erano al limite dell’incostituzionalità: quando hai il trenta percento di una banca sei vicino alla posizione di controllo: che mostro giuridico è quella banca che controlla economicamente la banca di controllo per antonomasia: Bankitalia? Il capitale di Bankitalia era intatto dagli anni trenta, non è mai stata ricapitalizzata, e questo l’ha messa in posizione di netta difficoltà nei confronti delle sue consorelle comunitarie.

Si tratta in sostanza di riallineare le quote con gli altri partner europei, così come si tratterà in futuro di allineare parecchie altre politiche, sulla fiscalità, sul costo del lavoro, su altri grandi, grandissimi temi. Un altro nodo da sciogliere, che secondo Grillo costituisce una questione fondamentale, è che con la conversione in legge di questo decreto “regalerebbe” la Banca d’Italia alla grande finanza internazionale, impedendo al popolo italiano di conquistare la sovranità monetaria, e che in vista di un ipotetico tracollo dell’eurozona potrebbe essere un disastro.

Ma ora cerchiamo di comprendere meglio e di stanare le ragioni che sono dietro questa forte polemica. Ci sono forse dietro eminenze grige che manovrano il Movimento? La manovalanza al lavoro sulla Boldrini l’abbiamo vista: adesso vorreste per favore spiegarci qual è la politica monetaria e comunitaria del Movimento 5 Stelle? Siete favorevoli o contrari all’integrazione europea? State pensando di risolvere i problemi italiani (come droga, immigrazione e criminalità) come nazione o come federazione di nazioni? Pensate che il criterio della svalutazione sia ancora un meccanismo valido nel villaggio globale in cui ci troviamo e non piuttosto (come l’Argentina) una spirale esiziale che porta dritti al fallimento? Siete in grado, in una parola, di indicare la strada verso una integrazione europea meno liberista? O sapete solo cedere a spinte nazionaliste e vagamente destrorse di immaginaria “sovranità monetaria”?

Vorremmo avere una risposta limpida in merito alla questione.

Vi aspetto in macchina.

di Anita Likmeta su The Huffington Post