Carlo Freccero: Fazio-Bignardi e i nuovi modelli della televisione.

Carlo Freccero

Se vuole fare l’intervista fra quindici minuti sono alla Stazione Centrale. Ho la partenza per Genova alle 21.10

Il tempo di mettermi le scarpe, prendo la metro e corro. Freccero mi accoglie nell’atrio della stazione. Cerchiamo un luogo dove sederci, meno inquinato dai rumori degli altoparlanti. Al bar ordiniamo una coca cola e un caffè al ginseng. Il cameriere gli fa presente che è la quinta volta che lo serve mentre tiene un’intervista…

MATTEO BAZZI / UFFICIO STAMPA ENDEMOL
MATTEO BAZZI / UFFICIO STAMPA ENDEMOL

A “Che tempo che fa” ultimamente ci sono stati almeno tre casi in cui il modello Fazio ha mostrato qualche limite. L’intervista con la Ferilli, quella con Madonna, quella con Noel Gallagher. C’è la sensazione che la messa in scena “faziana” funzioni bene quando gli ospiti sono i soliti della compagnia di giro…

Voglio fare il Dott. House della situazione e quindi esaminare il problema. Il programma di Fazio è il programma cardine di Rai 3,che fa il 40 o il 50%della pubblicità. Fazio, quest’anno ha reinventato alcuni elementi, andando in onda di sabato per un’ora affiancato a Gramellini. Ha introdotto il tavolo nello scenario.

Tutto perfetto quindi?

Puntualizzo che non sono qui a fare da ufficio stampa a Fazio. Ma è oggettivamente in una posizione di forza

Anche con la Ferilli?

Ma, così hanno detto, il contrasto è stato tutto un gioco. Un contrasto con quella precedente della Bellucci. La Ferilli naturalmente giocava anche sul fatto che sono colleghi perché fa lo stesso talk show sulla Agon Channel di Becchetti con il programma “Il Contratto”.  Fazio si è messo in qualche modo a recitare (tra l’altro da giovane ha fatto l’attore) e questo chiaramente crea uno spaesamento perché non puoi variare nella stessa puntata l’intervista. Fazio usa tre registri: quando c’è l’intellettuale lui diventa serio, diventa la coscienza politica del paese. Poi ha i suoi amici comici con i quali gioca. E infine si mette a fare l’attore con certi personaggi.

Be’, a volte come dicono in tanti Fazio sembra un po’ troppo attore. Troppo flessibile e compiacente…

Forse l’aspetto un po’ eccessivo di Fazio è che passa da “estrattore”a “inserito”, cioè per esempio il fatto dellasassicaia con Madonna, o fa l’amicone con un altro ospite… La cosa che ha creato un po’ di sconcerto è che Fazio faccia la mise en scéne, come con Madonna.

Secondo lei, quello di Fazio, è un modello di comunicazione che alla fine risulta provinciale, periferico, rispetto alle grandi star?

A parte Che tempo che fa, non c’è un sabato sera, non c’è un varietà o un luogo dove gli artisti internazionali possano passare, e questo mette Fazio in una posizione di forza. Fazio non ha concorrenza.

Ma forse il “fazismo” è ugualmente in declino. Fa pensare che il Sanremo di Carlo Conti abbia battuto, come ascolti, quello di Fazio…

Il Sanremo di Fazio voleva essere in qualche modo autorale invece quello di Conti è stato proprio un festival tradizionale, in una parola: “renziano”. Un Sanremo standard che si esprime con ospiti come la famiglia italiana che aveva dieci o dodici figli.

Veramente c’era anche Conchita Wurst, la drag queen con la barba…

Ma è andata in onda dopo mezzanotte, in fascia consentita…

Cosa ne pensa del fatto che i talk show normalmente definiti “populisti”, come Quinta Colonna di Del Debbio, stiano ottenendo più successi di quelli “alti”, per esempio quello di Formigli?

Dunque il talk politico populista è molto interessante perché fa pendant con il Sanremo trasversale e consensuale di Conti. Sono l’altra parte dell’Italia. Il talk populista ha successo perché si traduce in dare la parola a chi non è rappresentato nel ceto medio televisivo.

E sarebbe?

Al conduttore, in quei casi, non interessa dare la parola al politico, al giornalista o all’esperto, ma al popolo. Parla lo stomaco affamato in cui tutti si riflettono. Per esempio Del Debbio ha una cartina geografica delle periferie che gli serve per spiegare una politica che non lavora mai per gli esclusi e da qui la voce dei disadattati. Del Debbio che può  difendere il benzinaio e farlo diventare un American Sniper di Clint Eastwood, una specie di eroe. Il modello di Del Debbio è una specie di arca di Noè dove a prua ci sono i protagonisti mentre a poppa c’è il conduttore che si rifà al grido del popolo. Lo fa anche Paragone ma in maniera diversa.  Invece, per esempio, dalla Gruber ci sono gli opinionisti, i protagonisti della politica, quelli più vicini alla carta stampata.

Ma, alto livello per alto livello, perché Daria Bignardi non fa più ascolti?

Daria si è annoiata. La sua nuova identità è nello scrivere. E’ chiaro che la Bignardi non vuole più fare la televisione e oggi lei riesce soltanto quando in studio intervista le sue amiche, tipo la Gabanelli e compagnia.

Ha insomma la sensazione che si stia instaurando un nuovo canone “pop” (Conti, Del Debbio) meno snob, più populista (ma forse più concreto) e in definitiva più adatto ai tempi delle felpe di Salvini. Che la nuova “medietà” popolare stia cambiando prospettiva?

Conti è Rai Uno, è consensuale, non esclude mai nessuno. Piglia e lavora sulla centralità della curva di Gauss, lavora sulla maggioranza, il suo è un messaggio indifferenziato. Come dicevo è come Renzi, è democristiano e non è detto che sia una cosa completamente negativa.

Di cosa ha bisogno oggi la televisione secondo lei?

Nell’informazione l’Italia ha uno svantaggio: la politica estera non passa. Se pensiamo alla storia in Tunisia che è passata soltanto perché ci sono morti italiani, una cosa davvero terribile. Io noto che per gli altri paesi la politica estera è fondamentale. La politica nazionale alla fine stanca. Senza una politica internazionale non abbiamo avversari e rimaniamo sempre dentro i nostri confini ed è lì invece che diventiamo periferici, lontana dalla dimensione del villaggio globale in cui viviamo. È un dramma che Renzi sia l’unico protagonista dei talk show.

Qual è un personaggio che trova come promessa nel panorama televisivo italiano?

Alessandro Cattelan. Tra i giovani è quello che stimo maggiormente. Ecco anche lui gioca a fare l’intrattenitore e lo fa anche bene dal momento che è passato dalla conduzione dei Talent fino a fare l’attore in “Ogni maledetto Natale”.

di Anita Likmeta su IlGiornaleOff