La lettera che Melania Trump forse non scriverà mai.

Melania Trump

New York, 8 novembre 2036

Cara Storia,

sono Melania Knauss Trump, e all’imbrunire dei miei giorni, ti lascio le mie parole, perché i fatti sono già tuoi.

Io, dal canto mio, sono sempre stata fuori tempo; le mie parole non ti sono conosciute, perché scelsi di essere ciò che volevi, sicché per principio non scelsi me.
Scelsi perfino di addomesticare me stessa, per poi ritrovarmi come polvere nei tuoi libri.
Mi sono arrampicata sui miei sogni, sono salita sulle passerelle di questo mondo, ho scalato le torri del potere. Ma quando ero sulla vetta, non ho più potuto nascondermi; ed è lì, che iniziò la discesa: la casa, che era bianca, finì; la torre, di cui porto il cognome, crollò; quell’infanzia povera, che con tante speranze lasciai, tornò il mio presente dall’altra parte del mondo.

Sono stata disposta a essere qualcosa, per poter essere qualcuno. Ora tu mi chiedi, perché vuoti il sacco? Mi chiedi se sto cercando redenzione? Io almeno ho scelto di portare un cognome che non era il mio, stando a fianco alla scrivania del potente, e non ho accettato che qualcuna ci stesse sotto.
Ma in fondo, oggi, chi se ne importa di questi piccoli dettagli; come Salomone, anche a me tutto appare vanità, per amore della mia vanità.
Perché la mia vanità si formò nell’assenza della mia “non” identità. Non ho mai spiccato per qualità, ma sapevo che la bellezza è un dono, e io avevo capito bene che effetto faceva il mio corpo, che effetto facesse il mio sorriso quando posava per l’attenzione di chi mi offriva il suo valore per scambiarlo col mio.
E ora tu hai anche il coraggio di presentarmi il conto? Mi dai la responsabilità di questo Mondo allo sfascio? Di questo Paese impoverito, economicamente e culturalmente? Ma è la mia vita ad essere povera e allo sfascio. Ho già pagato.

Oggi nemmeno la plastica riesce a nascondere le pieghe che rigano il mio volto, e con cui ho già saldato il conto. Il mio passo è stato all’altezza della mia gamba, ma non abbastanza all’altezza del tuo appetito, perché il tuo palato raffinato si nutre soltanto delle storie dei puri, e per i quali sei disposta a farti vanto; ma io resto la virgola con cui spezzi i periodi, e per cui tu poi vai a capo.
Gli antagonisti sono i veri depositari del sapere, perché accettano di portare sulla propria soma il peso concreto delle azioni, che vedono come vincitori morali i tuoi protagonisti, le cui vite tu trascrivi al fine di rendere quella storia un’azione morta; e tu, matrigna, pietrifichi quei uomini e donne rendendoli idoli, e i servi idolatri.

Tu pensavi di svelarmi? Ma io con le parole che mi sono sempre negata oggi ti svelo.

Per una cosa piego il capo: per non essere stata all’altezza della vita che si offriva di vivermi senza compromesso, e così che ho confuso la vita da sogno che speravo, con un reality show, ossia il sogno di qualcun altro.

Melania Trump (forse)